Estratto da “Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti”, n. 2 (Milano, 2025), pp. 5-12.
Il calendario segna il 19 marzo 2025. La Libreria San Paolo di Milano, nei pressi del Duomo, è gremita. Una piccola folla di artisti, intellettuali e lettori provenienti da tutta Italia saluta con entusiasmo e favore l’esordio di «Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti». È il piccolo trionfo di una squadra eccezionale (fig. 1). L’intento di offrire alla comunità culturale un prodotto editoriale innovativo e di pregio, riguardante il più vario panorama artistico nazionale, sembra raggiunto. “Buona la prima”, si direbbe in gergo. Da qui il dovere morale, l’impegno e la promessa di non abbassare il tiro. Puntando, piuttosto, a vette sempre più alte. Marzo volge al termine. Non si è ancora metabolizzato pienamente il frutto di tanto lavoro, che già in Redazione si lavora alacremente alla composizione di questo secondo numero. Sui social continuano a rimbalzare foto della presentazione, mentre la stampa lombarda e nazionale si accorge del piccolo-immenso miracolo di «Krínomai», sbilanciandosi negli apprezzamenti e rinvenendo nella nostra Rivista la sorgente di «un nuovo umanesimo per la bellezza e la cultura»2.

Negli stessi giorni, sempre sui social, impazza la moda del momento: generare immagini in stile Studio Ghibli, mediante l’App ChatGPT. Migliaia di bacheche Facebook e di profili Instagram sono invasi nel giro di poche ore e per tutta la prima settimana di aprile da ritratti, fotografie, architetture celeberrime e scorci di provincia rielaborati dall’Intelligenza Artificiale a mo’ di anime giapponesi. Un vero trend virale, per usare la terminologia anglocibernetica in voga. Tratti somatici per nulla corrispondenti, particolari artistici approssimati o addirittura totalmente distorti, figure ben precise modificate dal filtro applicato. È il 5 aprile quando in contemporanea, da molte bacheche FB, iniziano a scorrere di rimbalzo sulla mia home immagini ghiblizzate di vari centri storici in provincia di Lecce (la mia terra d’origine).


Un esempio lampante di alterazione della realtà architettonica, che si palesa davanti ai miei occhi. Un’operazione genuina quanto ingenua di campanilismo, comune a molti creators digitali – specie al Sud Italia – si dimostra totalmente anticampanilistica, giacché vizia la veridicità dei luoghi e dei monumenti che si intenderebbe promuovere (figg. 2-3).
Il primo pericolo dell’impiego delle AI nell’Arte, dunque, è l’allontanamento dal Vero.
Un secondo pericolo tocca aspetti legali: l’impiego di immagini originali, spesso soggette a copyright, finite senza alcuna tutela del diritto d’Autore nella banca dati telematica alla quale attingono le AI per rielaborare nuovi contenuti, in base alle indicazioni del fruitore dell’applicazione.
Un terzo pericolo è quello della spersonalizzazione, nel senso più etimologico del termine. Dovette temere proprio questo Hayao Miyazaki, disegnatore giapponese, e regista tra i fondatori di Studio Ghibli, quando nel 2016 affermò di essere «assolutamente disgustato» da certo uso delle AI, all’epoca allo stato appena embrionale. Era in corso una riunione di redazione e un gruppo di disegnatori tirocinanti aveva mostrato al Maestro l’animazione di un essere mostruoso che, contorcendosi su se stesso, camminava con la testa. Miyazaki ne rimase negativamente colpito, collegando quelle sequenze disumane e disumanizzanti al ricordo di un suo amico disabile, che realmente sosteneva ogni giorno sforzi titanici per sopravvivere e per potersi muovere3. Giusto per ricordare che tutto è più facile davanti ad uno schermo e che “leoni da tastiera”possano essere considerati non solo gli impavidi haters che popolano i social, ma anche coloro che con troppa faciloneria affrontano in rete o via cavo tematiche esistenziali da gestire con delicatezza e con-passione.
Lo stesso Miyazaki, sempre impegnato in prima persona nel mantenere elevata la qualità artistica di Studio Ghibli (nato nel 1985) ci indica col suo modus operandi un altro pericolo che l’uso improprio delle AI potrebbe materializzare: la limitazione fino all’atrofizzazione della creatività nell’Arte. Anche perché fu lui a puntare costantemente sull’artigianalità delle animazioni Ghibli, liberando gli illustratori da restrizioni alla loro creatività artistica, ma pure dall’incubo delle scadenze, così che la paura di sforare le tempistiche di consegna dei disegni realizzati a mano non spingesse a scorciatoie nell’esecuzione.
Scorciatoie che sembrano essere imboccate sempre più in questa nostra epoca, in cui il compenso economico per un lavoro interamente artigianale non corrisponde al cronometro di realizzazione e ai costi dei materiali. Per cui molti artisti con la “a” minuscola scelgono la via facile della velocizzazione, grazie all’uso di tecnologie più o meno avanzate: dalla proiezione dell’immagine sui supporti, alle tavolette grafiche in caso di disegno; alla stampa 3D e alle incisioni laser, fino alla scultura pantografica computerizzata, in caso di arti plastiche.
Le Intelligenze Artificiali nell’Arte possono dunque costituire una tentazione semplificante per chi possiede comunque abilità artistiche, accademiche o autodidattiche, ma potrebbero pure far nascere una nuova generazione di artisti non artisti, che oltre alla mancanza di abilità tecniche conclamate mancherebbero pure della fase progettuale e creativa, senza la quale un’opera d’arte non è tale. Prospettive ancor più pericolose si prospettano all’orizzonte, se si pensa che negli ultimi anni – fin dalla prima infanzia – si vanno sostituendo foglio, matita e colori con applicazione del tipo di Color Fan (figg. 4-5), facilmente scaricabile su Google Play, che permette ai più piccoli di colorare digitalmente figure standard (prevalentemente anime e manga), seguendo i numeri e i colori ad essi abbinati. E ciò minando quella creatività innata che fa dei bambini dei piccoli artisti, con tutte le conseguenze psicologiche annesse e connesse; che non valgono certo la comodità da parte dei genitori di tenerli quieti, mollandogli un cellulare, o di evitare impiastricciamenti sul tavolo della cucina.


Situazioni, queste ultime, sulle quali ci ha edotto la vicedirettore Pamela Blago durante il suo prezioso intervento alla presentazione di «Krínomai» n. 1 a Nardò, presso Punto di Incontro, lo scorso 27 aprile 2025.
Eppure, l’intelligenza artificiale generativa in campo artistico può avere senz’altro la sua utilità. Nell’ambito della storia e tecnica del restauro, ad esempio, permettendo di ricostruire virtualmente antiche architetture distrutte, mutile o non più leggibili nella loro forma primigenia. Funzione peraltro impiegata da decenni, seppur senza le altissime possibilità attuali.
Una sorta di AI guidata manualmente risulta da tempo utilissima nelle progettazioni di esterni e nella composizione di spazi interni, così che combinando i dati in modo corretto un committente possa avere – grazie ad appositi software e ad apposite figure professionali – l’idea concreta della disposizione di quel determinato mobilio in casa o proprio di quelle piastrelle con quei determinati decori in bagno.
Usata nel modo corretto, senza sostituire la sensibilità dei curatori, le AI possono costituire un buon sussidio nell’allestimento di mostre d’arte e scenografie teatrali; ma più nel posizionamento di opere e pannelli, o per rassicurare in maniera previa circa l’opportunità di porre quell’opera proprio lì o con quella luce, riducendo in tal modo costi superflui derivanti da incertezze e ripensamenti. Certamente non per creare ex nihilo le opere stesse grazie a qualche clic.
Anche nella musica, oggi spesso mortificata dalla digitalizzazione estrema, l’impiego dell’AI può rendere ancora più verosimile l’ascolto sinfonico di una partitura o la gradevolezza di un’armonizzazione, prima di sottoporre gli spartiti agli orchestrali o agli strumentisti. Chiaramente lo stesso utilizzo sarebbe deleterio – e capita che lo sia – qualora sostituisse totalmente il genio del compositore.
Molti e indiscutibili i risvolti positivi delle AI nel campo della didattica inclusiva e speciale, mediante l’impiego di tecnologie multisensoriali e assistive, soprattutto nelle attività rivolte agli scolari e agli studenti con disturbi dell’apprendimento4.
In quest’epoca di incertezze e fragilità, ciò che conta è impegnarsi in prima persona – ciascuno nel suo ambito e nel suo ruolo – perché le Intelligenze Artificiali non diventino la panacea per risolvere le insicurezze creative di molti, sfatando il mito della perfezione assoluta, che non può e non deve esistere, giacché spesso la Bellezza sta proprio nelle pieghe dell’imprecisione. Prova del nove ineluttabile di originalità e mani-fattura.
La Bellezza che sta nella perfezione, di questi tempi, è privilegio di pochi. Nel campo delle arti visive soprattutto. E tra questi pochi spicca Roberto Ferri, forse il più grande pennello di questa nostra epoca di crisi. Per sua espressa e cordialissima concessione, si è scelta una sua opera come immagine di copertina per questo secondo numero, proprio perché la sua maestria iperrealista – dalle marcate tinte caravaggesche – appare come l’eccezione che conferma la regola. Nella nebbia, olio su tela del 2016, introduce visivamente ma anche contenutisticamente il n. 2 di «Krínomai»; giacché diviene comune denominatore tra i molti e variegati saggi che lo compongono, ma anche perché condensa quel senso di fragilità e vulnerabilità che accompagna questi ultimi mesi. Un tempo prolungato in cui ciascuno – si spera – lotta interiormente per non atrofizzare la propria coscienza dinanzi alla spudorata abitudine alla guerra, al genocidio, alla fame, alla logica del profitto senza etica, al “gioco” dei pochi che continuano a battere indisturbati le carte grazie all’indifferenza dei molti. I traguardi della scienza e della tecnica, quel delirio di falsa onnipotenza “artificiale” che fa i conti con la cruda drammaticità del reale, espongono senza filtri un’umanità nuda e traumatizzata; ricurva su se stessa, ma non ancora capace di tornare in posizione fetale per assumersi la responsabilità di una vera rinascita.
Con la speranza certa che la ricerca costante e l’esercizio personale e comunitario della Bellezza siano un antidoto contro il male del mondo, offriamo questo secondo numero di «Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti». È composto da molti saggi, differenti per tematiche e sensibilità di chi li ha scritti. Un’edizione coloratissima, in cui parole e immagini hanno lo stesso peso. Col colore sempre più protagonista, a dispetto dei toni di grigio di questi tristi frangenti di storia.
Con uno spazio ancora più ampio dato alla poesia, grazie ai componimenti di Regina Resta, Francesco Rizzo, Rocco Marra e Paola Maritati.
Con recensioni di nuove pubblicazioni (a cura di Laura Minerva e Cesare Orlando), ma pure con focus specifici sugli Artisti emergenti nel panorama contemporaneo (a cura di Maria Grazia Melandri, Pamela Blago e Francesco Danieli) e su imprese artigiane e realtà imprenditoriali (ISOLITO e Impresa Leopizzi 1750) che investono su Bellezza e innovazione (a cura di Gabriele Federico e Maria Luisa Sergi).
Autorevolissime le firme presenti: Cesare Milanese (Roma), critico letterario di prim’ordine, che presenta la poetica scrittoria di Carla Vistarini, autrice dei testi di alcuni tra i più importanti capolavori della musica leggera italiana e di romanzi di successo. La saggista Maria Grazia Lopardi (L’Aquila), tra le più rinomate studiose di simbologia in Italia, assai nota agli specialisti del settore, che racconta la sua città in chiave esoterica. L’economista Francesco Lenoci (Università Cattolica di Milano), una delle anime più belle di «Krínomai», sempre capace di rendere simpatici i numeri, al servizio della Bellezza, e che questa volta evidenzia la valenza economica, ambientale e sociale del design. L’ex viceministro agli Esteri Franco Danieli (Roma), artista/sodale di artisti, che firma un pregevole contributo sull’esperienza umana e pittorica di Alessandro Kokocinski (1948-2017). Lo storiografo salentino Paolo Vincenti (Lecce), con un contributo sullo stratega bizantino Giorgio Maniace, arraffatore di reliquie. La storica dell’Arte Maria Teresa Funtò (per anni a Bologna), che traccia il profilo complementare degli artisti-intellettuali ottocenteschi Pietro Cavoti e Gioacchino Toma. E poi ancora il docente, giornalista e critico musicale Cesare Orlando (Roma), che tratteggia i passaggi della rivoluzione punk in Gran Bretagna al tempo di Margaret Thatcher. L’ottimo Vincenzo Sardelli (Milano), docente, giornalista e critico teatrale, che pone all’attenzione del lettore la performance “Butchers Capsule”, andata in scena alla Triennale di Milano per il FOG (Performing Arts Festival) 2025. A lui il grato benvenuto, a partire da questo secondo numero, nella Redazione di «Krínomai», nella veste di responsabile dei rapporti con la Stampa. C’è il coltissimo tatuatore Giancarlo Capra (Lodi), che offre spunti storico-antropologici sull’arte del tattoo, contro ogni pregiudizio. La mia vice, Pamela Blago (Milano), presenta in un apposito saggio la meravigliosa arte pittorica di Roberto Ferri, curando in postfazione la prima lezione, su “I colori”, di KrinoKids. Rubrica introdotta fin dal primo numero e di cui è curatrice, tanto sul cartaceo, quanto sulla piattaforma www.krinomai.it e sui canali social abbinati. A mia firma, un saggio sullo scultore rinascimentale Cristoforo Solari, detto il Gobbo, del quale recentemente e in modo ottimale è stato collocato in Duomo, a Milano, un magnifico Cristo alla colonna in marmo, per secoli nella Sagrestia dei Canonici e non visibile ai più.
Ringraziamenti sentiti ai membri del Comitato Editoriale: a Margherita Fusarini, per la consulenza nella lingua inglese; a Vincenzo Albertone, per la consulenza legale; a Giuseppe Caggiula, per quella amministrativa. Benvenuto, oltre che a Sardelli, al giornalista Daniele G. Masciullo. Curerà d’ora in poi i rapporti della Rivista con le pubbliche amministrazioni. Sempre riconoscenti verso la cara Anna Luperto, per l’ideazione e la resa grafica della copertina. Senza ciascuno di loro, nulla sarebbe com’è.
A te, gentile Lettore, a voi tutti followers di «Krínomai», dal profondo del cuore il “grazie” mio e dell’intera Redazione – in particolare della vice Pamela Blago e del segretario Eddi Giaffreda – per l’attenzione riservata finora al nostro progetto. Continuiamo a stare, insieme, dalla parte di quella Bellezza che – si spera – salverà il mondo.
Sommario
| Editoriale: Francesco Danieli, Il destino delle arti nell’era delle AI. Opportunità e pericoli della creatività algoritmica | p. 5 |
| Maria Grazia Lopardi, L’Aquila. Gerusalemme d’Occidente e città dello Spirito | p. 13 |
| Paolo Vincenti, Giorgio Maniace. Usurpatore del trono di Bisanzio e straordinario trafugatore di reliquie | p. 29 |
| Francesco Danieli, Cristoforo Solari detto ‘Il Gobbo’ e il suo ‘Cristo alla colonna’. Uno scalpello archetipico del Rinascimento | p. 51 |
| Mariateresa Funtò, Pietro Cavoti e Gioacchino Toma. Maestri d’A/arte nell’Italia post-unitaria | p. 63 |
| Poesie | p. 85 |
| Regina Resta, Danzare con la vita | p. 85 |
| Francesco Rizzo, Monaco in riva al mare | p. 87 |
| Rocco Marra, La dama d’ombra | p. 89 |
| Paola Maritati, #la_questione | p. 91 |
| Franco Danieli, Il mio amico Jaguapirù. Le molte vite di Alessandro Kokocinski | p. 93 |
| Cesare Orlando, Thatcherismo e new wave britannica. La rivoluzione musicale al tempo di Margaret Thatcher | p. 113 |
| Francesco Lenoci, Il Design e la sua straordinaria valenza economica, ambientale e sociale | p. 121 |
| Pamela Blago, Roberto Ferri. Il maestro del Neobarocco contemporaneo | p. 131 |
| Cesare Milanese, Per una poetica di Carla Vistarini. Il ‘piacere del testo’ nel romanzo Se ho paura prendimi per mano | p. 141 |
| Giancarlo Capra, Il Segno e lo Spirito. Sul complesso rapporto tra tatuaggio e spiritualità | p. 145 |
| Vincenzo Sardelli, Butchers Capsule. Tra sacrificio, carne e danza, un’indagine coreografica sull’essenza del gesto | p. 157 |
| Note e Recensioni | p. 163 |
| Maria Grazia Melandri, Patrizia Dalla Valle, mosaicista. Memorie nel contemporaneo | p. 163 |
| Laura Minerva, I (miei) poeti Rock. Incontri tra delirio e realtà. Sul libro di Vincenzo Costantino “Cinaski”, (Hoepli, Milano 2021) | p. 169 |
| Pamela Blago, Tommaso Filieri. Maestro di quell’arte effimera che profuma di eternità | p. 191 |
| Cesare Orlando, La notte fa ancora paura. Sul romanzo di Fosca Navarra, (Minimum Fax, Roma 2025) | p. 197 |
| Gabriele Federico, ISOLITO. Un’azienda d’avanguardia, leader italiana nelle finiture di pregio e nell’edilizia leggera civile e industriale | p. 199 |
| Francesco Danieli, Daniele Dell’Angelo Custode. Il demiurgo del ferro, protagonista del transmanierismo contemporaneo | p. 203 |
| Maria Luisa Sergi, ’Impresa Leopizzi 1750’. La conservazione dei Beni Culturali come vocazione | p. 209 |
| KrinoKids: Pamela Blago, Lezione 1: I colori | p. 215 |
- Storico, iconologo e critico d’Arte. Direttore di «Krínomai». ↩︎
- V. Sardelli, Krínomai: un nuovo umanesimo per la bellezza e la cultura, in «Giornale Metropolitano» (30 marzo 2025). ↩︎
- Uno stralcio importante della succitata discussione tra Miyazaki e i suoi tirocinanti è parte integrante il documentario Never-Ending Man: Hayao Miyazaki (2016), prodotto e trasmesso dalla tv pubblica giapponese NHK. ↩︎
- S. Pellegrini – R. Sebastiani, (2024). The integration of AI and assistive technology in special education: a paradigm shift in teacher training and student support, in «Italian Journal of Special Education for Inclusion», XII, 2 (2024), pp. 146-157. ↩︎
