Francesco Lenoci: IL DESIGN e la sua straordinaria valenza economica, ambientale e sociale

di Francesco Lenoci1

Estratto da “Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti”, n. 2 (Milano, 2025), pp. 121 – 130.

In un’epoca caratterizzata da profonde trasformazioni sociali, economiche e ambientali, occorre ricucire e costruire relazioni tra società e nuove tecnologie, tra competitività delle imprese e sostenibilità, tra progetto e beneficio comune, tra funzionalità e bellezza.
La crescente complessità dei problemi in campo – dalla crisi climatica all’accelerazione digitale, fino alla riformulazione dei paradigmi della salute pubblica legati al calo demografico e all’invecchiamento della popolazione – rende evidente l’urgenza di un approccio progettuale che orienti il made in Italy verso modelli più a misura d’uomo e per questo più competitivi e più belli, nonché capaci di spalancare la finestra del futuro.
Dal 2017 il Rapporto “Design Economy” racconta annualmente il settore del design, fornendo dati e approfondimenti su performance, competenze, trend e il contributo che questa infrastruttura fornisce alla competitività e all’immagine dell’Italia nel mondo.
Il rapporto “Design Economy 2025” è stato presentato presso l’ADI Design Museum di Milano, il 2 Aprile 2025 da: Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design, Associazione per il Disegno Industriale – ADI, in collaborazione con Comieco, AlmaLaurea, CUID, con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

L’Italia prima in Europa per fatturato e addetti

Il design è un settore chiave dell’economia europea, fondamentale per la crescita della competitività delle sue industrie. Un’infrastruttura che secondo i dati aggiornati al 2023 conta 281 mila imprese, che generano un fatturato di 31,8 miliardi di euro e impiegano circa 352.000 addetti.

I numeri relativi al 2023 sono riportati nella Tavola 1.

Tavola 1: Fatturato e addetti del settore design nella UE

Fonte: I Quaderni di Symbola, “Design Economy 2025”, pp. 15-16.

Il design Italiano si conferma leader in Europa per fatturato e numero di addetti (19,8%), davanti a Germania, Francia e Spagna. Tuttavia, mentre la Francia ha registrato una crescita occupazionale notevole (+24,2%) e la Germania ha visto una significativa espansione del fatturato (+15,4%), l’Italia ha rallentato rispetto all’anno precedente, crescendo solo del +4,6% in termini di fatturato e del +5,2% in occupazione, poco sotto la media UE (+5,5% e +5,4%).

Nonostante il primato in valore assoluto, l’Italia è stata superata per efficienza dalla Spagna, che registra il più alto fatturato medio per addetto in Europa (148.645 euro), ben superiore alla media UE (90.355 euro) e a quella Italiana (90.658 euro). Inoltre, le aziende italiane sono mediamente più piccole (1,5 addetti per impresa), mentre la Germania (2,0) e soprattutto la Spagna (2,4) vantano strutture più grandi e produttive.

La crescita più rapida della Francia  e della Germania, nonché la maggiore produttività della  Spagna, rappresentano sfide competitive. Per mantenere il primato, l’Italia dovrà puntare sull’innovazione investendo di più sul capitale umano e sull’intelligenza artificiale, nonché sulla crescita dimensionale delle imprese e sull’aumento delle esportazioni.

La fotografia del settore in Italia

Secondo l’ultimo dato Eurostat al 2023 il settore raccoglie in Italia  46.027 operatori, che realizzano servizi di design alquanto eterogenei.

Nel 2023 il settore del design italiano ha generato un valore aggiunto pari a 3,2 miliardi di euro, registrando un aumento rispetto all’anno precedente del 4% (inferiore al +6,4% del totale economia.

Il mercato di riferimento delle organizzazioni del design è per il 55,0% regionale e per il 34,9% nazionale (totale Italia 89,9%). A questo dato fa da complemento l’attività sui mercati internazionali, per il 6,2% riguardanti paesi comunitari e per il 3,9% il mercato globale.

I maggiori destinatari dei servizi di design sono: le micro e piccole imprese (40,9%), le grandi imprese (23,4%) e le medie imprese (20,5%). Più contenuta è la domanda di design proveniente dalla Pubblica Amministrazione (7,2%), dalle start up (4,3%) e dal terzo settore (3,7%).

I settori che trainano la domanda di servizi di design in ordine decrescente sono: turismo e ristorazione, arredamento, fruizione di beni culturali e ambientali, abbigliamento e calzature, agroalimentare, meccanica-automazione, editoria, accessori moda, servizi della pubblica amministrazione, automotive, packaging, healthcare.

Relativamente alle aree di specializzazione il principale ambito di attività è Communication (49%). Seguono: Project Services (16,8%), Product Design (8,8%), Interior and Space Design (8,0%), Digital and Interaction Design (6,3%), Research and Design (5,1%),  Brand Design (5,1%) e, ben distanziato, Service Design (0,9%).

Design e made in Italy

Una caratterizzazione dell’industria del design riguarda il suo forte legame con le filiere del made in Italy verso cui hanno veicolato elementi di innovazione e creatività, spesso nel solco della tradizione, che ne hanno aumentato l’unicità e, quindi, la competitività.Le regioni con un alto tasso di presenza dei settori tipici del made in Italy (le cosiddette 4A: alimentare e bevande; abbigliamento e moda; arredamento; automazione-meccanica) sono anche quelle con un tasso di specializzazione più elevato nel design.

La correlazione tra regioni specializzate in made in Italy e design è mostrata nella Tavola 2.

Tavola 2: design e made in Italy su base regionale

Fonte: I Quaderni di Symbola, “Design Economy 2025”, pp. 30-34.

Legenda:

****: regioni specializzate nel made in Italy e nel design

***: regioni specializzate nel design ma non nel made in Italy

**: regioni specializzate nel made in Italy ma non nel design

*: regioni non specializzate nel made in Italy e nel design.Le regioni specializzate nel made in Italy e nel design sono 6: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche e Friuli Venezia Giulia, con un totale Valore aggiunto pari a 2.283 milioni di euro (70,3%).

Le regioni specializzate nel design ma non nel made in Italy sono 3: Piemonte, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, con un totale Valore aggiunto pari a 426 milioni di euro (13,1%).

Le regioni specializzate nel made in Italy ma non nel design sono 3: Umbria, Abruzzo e Molise, con un totale Valore aggiunto pari 72 milioni di euro (2,2%).

Le regioni non specializzate nel made in Italy e nel design sono 8: Lazio, Campania, Liguria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, con un totale Valore aggiunto pari a 468 milioni di euro (14,4%).

Il design per l’innovazione sostenibile

I settori che ad oggi richiedono maggiormente servizi di eco-design in ordine decrescente sono: automotive, arredamento, agroalimentare, packaging, abbigliamento e calzature, prodotti per l’edilizia.

Pertanto, non solo la domanda di design come spinta propulsiva ad innovare, ma anche l’innovazione in termini di sostenibilità ambientale stanno sempre più permeando il tessuto economico italiano. Ciò in quanto il design gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di nuova generazione di prodotti belli, ma anche rispondenti ai dettami dell’economia circolare, quali: diminuzione del quantitativo di materiale utilizzato, riciclabilità e riutilizzabilità.

Il design per il packaging

È significativo il numero di operatori del design attualmente impegnato in attività inerenti alla progettazione di packaging. Essendo la scelta materica parte integrante del progetto del packaging, è utile soffermare l’analisi sulle scelte dei materiali impiegati. La carta o materiali a prevalenza di carta risulta oggi la scelta preponderante (nell’83,2% dei casi) e lo rimarrà anche per le realizzazioni del prossimo futuro, anche se con un probabile trend in diminuzione. Significativamente elevata è la quota di coloro che impiegano altri materiali di origine bio-based (famiglia di materiali o prodotti prevalentemente polimerici che derivano da biomassa vegetale) con una quota più che raddoppiata nelle previsioni di utilizzo nei prossimi tre anni, da 17,8% a 38,3%. Rimane, invece, su percentuali inferiori la progettazione di packaging effettuata impiegando materiali in plastica o a prevalenza plastica (14,9%) e materiali vetrosi (13,9%), in entrambi i casi in riduzione nel triennio a venire.

La carta e i materiali a prevalenza carta continuano ad essere i più diffusi, soprattutto nell’ambito del Brand Design (26,8%) e della Communication (24,0%), anche se con percentuali inferiori rispetto alla progettazione del packaging.

La principale motivazione per cui la maggior parte degli operatori del design prediligono carta e cartone per la realizzazione di packaging e allestimenti temporanei è legata alla facilità di riciclo, seguita da una migliore veicolazione del brand. Carta e cartone riescono a migliorare la capacità di comunicazione e attrattività degli imballaggi sia per la qualità dei materiali usati, sia per la qualità della stampa che consente rese stilistiche elevate.

Alla motivazione di scelta ambientale legata alla riciclabilità, si aggiunge la circostanza che si tratta di un materiale rinnovabile che non deriva da fonti fossili. L’utilizzo di carta e cartone risulta spesso compatibile con gli obiettivi di sostenibilità ambientale che gli operatori del design si sono prefissati. Per questo, è rilevante che vi sia una certificazione ad attestare che il materiale provenga da foreste gestite in modo sostenibile (FSC, PEFC, ecc.).

Il sistema formativo del design
Nell’anno accademico 2023/2024 sono 97 gli istituti che hanno attivato corsi di studio in discipline del design. Tra questi, ci sono 30 Università (di cui 20 pubbliche e 10 private), 29 Altri Istituti autorizzati a rilasciare titoli AFAM2, 20 Accademie di Belle Arti, 12 Accademie Legalmente Riconosciute e 6 Istituti Superiori per le Industrie Artistiche – ISIA, per un totale di 371 corsi di studio, distribuiti in vari livelli formativi e in diverse aree di specializzazione.

Rispetto all’anno accademico precedente a crescere non sono solo gli istituti e i corsi attivati ma anche il numero di studenti che presentano domanda di iscrizione, nonostante in quasi tutte le tipologie di istituti sia previsto un test selettivo all’ingresso e numeri programmati di accesso alle aule. Ciononostante, per quanto concerne, ad esempio, i corsi di laurea universitari – la maggior parte di questi sottoposti al vincolo del numero programmato – aumenta il numero di iscrizioni al test di ingresso, che ad oggi supera di quattro volte i posti disponibili, con una media nazionale di 2,5 domande per ciascun posto e punte di oltre 6 nel nord Italia. Si segnala che il rapporto tra le iscrizioni ai test di ingresso e il numero dei posti disponibili nelle Università pubbliche resta costante negli anni nonostante la crescita dei corsi di studio attivi, arrivata nel 2023/2024 a 31 corsi di laurea triennale e 25 corsi laurea magistrale.

Gli studenti iscritti al primo anno sono 17.217, cioè il 5,2% in più rispetto al precedente anno accademico.

A livello regionale, Lombardia e Lazio rappresentano le aree del Paese dove si concentrano la maggior parte degli studenti che si iscrivono al primo anno (rispettivamente, 6.485 e 2.378), mentre il dato che si riferisce al numero degli istituti è identico nelle due regioni (18). Milano e Roma, in questa cornice, sono i centri dove si concentra il maggior numero di istituti attivi e studenti iscritti, tanto che, insieme, le due città arrivano ad ospitare quasi la metà del totale degli studenti.

Tra le regioni a seguire vi sono la Toscana (10 istituti e 1.401 studenti), l’Emilia-Romagna (6 istituti e 625 studenti) e il Piemonte (5 istituti e 1.098 studenti). 

Guardando il numero di iscritti nei singoli istituti i primi 10 centri italiani in termini di attrattività studentesca nell’ambito del Design sono:

  1. Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (9,9%);
  2. Politecnico di Milano (11,0%);
  3. Istituto Europeo di Design – IED di Milano (4,4%); 
  4. Istituto Marangoni di Milano (4,4%);
  5. Università IUAV di Venezia (3,4%);
  6. Università degli Studi di  Firenze (2,9%);
  7. Libera Accademia di Belle Arti – LABA di Brescia (2,8%);
  8. Università degli Studi della Campania (2,3%);
  9. Accademia delle Belle Arti di Catania (2,1%);
  10. Università degli Studi di Roma – La Sapienza (2,1%).
Fig. 1    I Quaderni di Symbola, “Design Economy 2025”. La copertina.
Fig. 2    Il logo della Milano design week.
  1. Economista e saggista. Docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). ↩︎
  2. È il Sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica – AFAM, disciplinata dalla Legge 508 del 21 dicembre 1999. ↩︎

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