Estratto da “Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti”, n. 2 (Milano, 2025), pp. 191 – 196.

Tommaso Filieri (Galàtone, 1960) si colloca, nel panorama artistico internazionale odierno, come uno dei massimi esponenti di quell’arte definita “effimera”, solo per via dei materiali impiegati, apparentemente votati al deterioramento e alla breve durata.
In realtà, una tecnica consolidata in decenni di sperimentazione e l’impiego di leganti e consolidanti di ultima generazione rendono i suoi capolavori sempre più durevoli nel tempo e sempre meno effimeri.
Fig. 9 Tommaso Filieri in uno scatto di Michele Mariano (2025).

Tommaso Filieri (Fotografia di Michele Mariano).
Comune denominatore dell’arte di Tommaso Filieri è il fiore. Dal fiore tutto parte e al fiore tutto conduce. Potremmo fargli dire, con Claude Monet, «Io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore». E Filieri è decisamente un pittore, pur non essendolo in senso stretto. Anzi, ne incarna l’indole più elevata.

È un pittore quando realizza i suoi strabilianti allestimenti floreali, che immergono gli astanti in un tripudio primaverile la cui legge sta nell’armonia di colori e posizioni. È un pittore quando veste i panni dello stilista e riveste di incanto le modelle a lui affidate, ricoprendole di fiori veri oppure adornando i tessuti da loro indossati di ricami dorati e ghirigori – mai stucchevoli – realizzati con polveri di fiori sapientemente essiccati o con la cenere degli ulivi salentini, condannati a morte un decennio fa dalla piaga del disseccamento rapido, e diventati – nei suoi capolavori – segno di speranza e promessa di rinascita.




Figg. 12-15 Abiti d’alta moda, con decori floreali, realizzati e firmati dallo stilista Tommaso Filieri (Fotografie di Michele Mariano).



Questa tecnica tutta sua, che vede protagonista la cenere d’olivo, condensata, pigmentata, indorata a seconda dell’effetto ricercato, ha spinto l’artista salentino ad ulteriori ideazioni. Nascono così veri e propri tesori d’arte tessile e decorativa, molti dei quali inerenti l’ambito sacro: una stola per Papa Francesco, donata al pontefice direttamente da Filieri nel 2013; piviali e paramenti liturgici di varia foggia, paliotti d’altare, abiti per statue processionali.
È l’invenzione della mìgnola salentina, però, a riportare tanta maestria in ambito laico e a diffondere l’arte di Tommaso Filieri in tutta Europa. Le mìgnole sono medaglioni di forma circolare, a volte ovali, dall’aspetto prezioso per la presenza di racemi dorati, pietre dure e vitree dai riflessi sgargianti. Diversissime l’una dall’altra per disegno, le mìgnole paiono ispirate ai monili bizantini che spesso adornano le sante orientali raffigurate a fresco, più di un millennio fa, nelle cripte di Terra d’Otranto. Un bagaglio culturale, quello di Filieri, che trasuda tutta la ricchezza d’arte, di storia e di fede della sua terra natia, ponte tra Oriente e Occidente.
Un DNA che travalica i secoli e che, sotto la guida paterna del parroco don Salvatore Martalò (1927-2016), gli è stato tramandato per via matriarcale, osservando da bambino nonna Maria, mamma Tina e zia Ada, artiste silenziose del ricamo. Artefici inconsapevoli di una Bellezza, che Tommaso avrebbe saputo canonizzare in Arte. Ormai sempre più apprezzata.

(Fotografia di Michele Mariano).
- Pittrice e fotografa. Vicedirettore di «Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti» (Milano). ↩︎
