Estratto da “Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti”, n. 2 (Milano, 2025), pp. 203 – 208.
Daniele Dell’Angelo Custode nasce nel 1961 in Germania, a Mettmann (Renania Settentrionale-Vestfalia), ma ancora in fasce è condotto dai genitori a Nardò, provincia di Lecce, luogo di origine della famiglia. Lì vivrà stabilmente, condurrà la sua formazione (maestro d’arte nel 1977) e lì realizzerà il sogno di tirar su un laboratorio artistico tutto suo per la lavorazione dei metalli.
Quella del metallo è per Daniele una vocazione immediata, connaturale al suo temperamento. Egli è uno sperimentatore fin dalla più tenera giovinezza, cosa che lo porta ad accumulare quel bagaglio di esperienza che lo rende un vero Maestro appena sulla soglia dell’età adulta.
Dell’Angelo Custode non è un fabbro. Perlomeno non è un fabbro secondo la comune accezione. Seduto sul limes che distingue l’artigianato dall’Arte, sceglie di saltare a due piedi nel secondo ambito. Non per pretesa, ambizione o snobberia, piuttosto perché una sua ringhiera non è un mero steccato metallico destinato ad arrugginire, bensì un capolavoro. Lo si vede a occhio nudo. E i committenti lo sanno bene. Così nascono gli artisti e Daniele è artista fin nelle midolla, dalle realizzazioni più semplici alle sculture dal calibro museale e monumentale.


In un momento culturale come il nostro in cui l’Arte – con la scusa di essere concettuale – si perde troppo spesso nel vacuo, la potente tensione di Avanguardia del Nostro fa tornare alla Materia. Quella con la lettera “M” maiuscola.
Un cannello, per domare col fuoco il metallo informe.
Un martello, per costringere senza alcuna possibilità di appello la Materia alla sua volontà di artista.
Fig. 28 Luce tra le ore (2025). Ferro/corten/inox (Fotografia di Michele Mariano).
Sì come novello demiurgo, che con atti rituali cadenzati ricongiunge inesorabile la Forma alla Materia, per restituire l’opera al suo stesso paradigma originario, nascosto da sempre ma chissà dove in un platonico e attualissimo mondo delle idee. Così, nei capolavori di Daniele, parlano le superfici, spesso lavorate a specchio, in cui si riflette e si intrappola tutto il suo mondo interiore. E parlano le linee, sovente curve. Gli arricci a spirale, i grovigli, che nascondono (in)consapevoli rimandi alla circolarità dell’esistenza, all’eterno divenire. Come pure divengono eloquenti gli angoli di figure geometriche rivolti in su, vangelo silenzioso di quella attrazione verso di sé che la Trascendenza opera sull’Uomo da che mondo è mondo.

Per questo e per molto altro ancora, Dell’Angelo Custode – filosofo dei metalli – fin dal 2021 è ritenuto dalla critica uno dei protagonisti più eccellenti del Transmanierismo contemporaneo. Una corrente artistica sorta a Bologna negli anni Ottanta, intorno a Giorgio Celli, per abbattere ogni forma di preconcetto storico-sociale nell’Arte. E che trova nel maestro Dell’Angelo Custode uno dei principali pacificatori tra passato e futuro, grazie al suo sapiente impiego di nuove tecnologie e nuova comunicazione – umile e orgogliosa al contempo – del proprio fare e saper fare.




Figg. 30-33 Alcune opere del Maestro Daniele Dell’Angelo Custode (Fotografie di Michele Mariano).
Vasta la bibliografia su Dell’Angelo Custode e sui suoi lavori: censiti in pregevoli miscellanee d’arte contemporanea, cataloghi, riviste di settore, con recensioni lusinghiere da parte di autorevoli critici. Ampia pure la sua partecipazione ad esposizioni personali e collettive in Italia e soprattutto all’estero. Memorabili le mostre a Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles e Dubai, come importanti le commissioni ricevute; segno del valore elevato della sua opera, destinata a raggiungere vette sempre più alte.

- Storico, iconologo e critico d’Arte. Direttore di «Krínomai». ↩︎
